martedì 3 giugno 2014

CYBERBULLISMO. Quando la violenza entra nella rete

Amanda, Andrea, Carolina, Megan. Non sono solo nomi qualunque, che appartengono probabilmente a culture diverse. Dietro a questi semplici nomi ci sono ragazzi veri, in carne ed ossa, che purtroppo non ce l’hanno fatta. Insieme ad altre difficoltà che sicuramente hanno incontrato nella loro vita e hanno fatto credere loro di non avere più futuro, questi adolescenti non hanno, da ultimo, retto all’umiliazione del vedersi derisi, sbeffeggiati e diffamati davanti ad una piazza. Non una piazza pubblica al centro di una città, dove potrebbero assistere forse non più di trenta persone, ma una ben più estesa, dove in migliaia si possono recare contemporaneamente: è la piazza virtuale, quella di Facebook, dei Social Network, di Internet. Quella che consente la visibilità spesso tanto desiderata, a basso costo, ma quando questa visibilità non riflette l’immagine positiva e speciale che vorremmo avere di noi stessi e che soprattutto vorremmo che gli altri avessero di noi, può diventare un luogo di terribile sofferenza. - “Che problema c’è?” - potreste pensare – “Se mi sento offeso e aggredito da persone poco sensibili, mi tolgo per un po’ dalla rete e riprendo la mia vita con le persone vere e reali che mi sono vicine, con la famiglia e le amicizie che mi sono costruito nel tempo!” - Forse però non per tutti si tratta di una libera scelta. Per molti ragazzi di oggi, i “nativi digitali”, non c’è una linea di separazione netta tra la vita reale e la vita virtuale, perché sono nati e cresciuti con esse: vita virtuale e reale si mischiano, si contaminano e si integrano, con tutte le potenzialità ma anche i rischi che questo comporta, non da ultimo il Cyberbullismo, termine utilizzato per indicare il fenomeno che avviene quando bambini e/o adolescenti si avvalgono dell’utilizzo di internet, dei telefoni o di altri tipi di tecnologia per maltrattare e molestare ripetutamente i propri coetanei. Non è un fenomeno isolato. Stime recenti del Ministero indicano che uno studente italiano su quattro compie o subisce atti di prevaricazione via web: il 26% dei ragazzi ne è vittima, mentre il 23,5% si definirebbe cyber bullo. Sono percentuali elevate: questo fenomeno ci riguarda! Se il ragazzino non si è formato una corazza forte per gestire possibili derisioni iniziali, le sofferenze saranno molto pesanti: è come essere nudi, in mezzo alla folla, non potersi coprire e pensare che gli altri stanno ridendo di noi e si stanno facendo un’idea sbagliata. Il cyber bullo invece agisce secondo meccanismi di disimpegno morale: “L’ho solo insultato, non l’ho mica ucciso, e poi lo fanno tutti!” La vittima che soffre, vede la sua immagine umiliata e pensa che la sua vita sia rovinata per sempre; i bulli che sentono di essere forti prevaricando e umiliando l’altro; i sostenitori del bullo che pensano che non ci sia niente di male, ridono e commentano forse per sentirsi parte del gruppo dei più forti e non rischiare di diventare vittima a loro volta, sono ragazzi che hanno ognuno le proprie fragilità e che forse nella società ai tempi di facebook pensano che in fondo quello che appari è quello che sei. Ora, se siete ragazzi e usate i social network, tenete presente che davanti a insulti che sentite pesanti, a immagini che non volete che altri pubblichino su di voi, a diffamazioni che sentite dolorose, è bene che non reagiate aggressivamente o al contrario piagnucolando, non farebbe altro che dar modo ai cyber bulli di continuare il loro divertimento, ma interrompete subito il discorso con fermezza dicendo che se continueranno informerete i genitori e la polizia postale…è un modo per non stare al loro gioco! Se siete genitori e sentite il forte impulso di proibire ai vostri figli l’uso di facebook o internet per la paura che possa succedere, o se vi viene voglia di fare mille domande per cercare di sapere se la cosa riguarda in un modo o nell’altro anche loro, prendete un po’ di tempo, accogliete questa emozione, ma non agitela nell’immediato…non è utile! Fermatevi e pensate, tenendo presente che l’ascolto vero, l’osservazione dei comportamenti e dei sentimenti, la presenza in casa di una guida autorevole che sappia quando dire sì e quando dire no senza sentirsi in colpa per educare a cosa è bene e cosa è male, sono buoni indicatori del fatto che forse questo non accadrà. Per maggiori informazioni puoi visitare i seguenti siti online: www.azzurro.it www.smontailbullo.it www.garanteprivacy.it Elena Tironi Psicologa

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